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Questo non è altro che un blog con la funzione di "raccoglitore" di tutti i post di Ian Foley, un personaggio inventato da Lys e che agisce nel Gioco Di Blog Ordinary World. Ogni fatto ed avvenimento è di fantasia ed ogni riferimento a fatti o avvenimenti realmente accaduti è casuale. L'aspetto di Ian è quello di Ian Watkins, leader e cantante dei Lostprophets, ma a parte l'aspetto, il personaggio non ha alcuna attinenza con Ian Watkins.
Data di nascita: 30 luglio 1983
Luogo di nascita: Dublino, Irlanda
Ian studia “Animazione” alla Scuola di Arti Visuali di New York. Ian è una persona eclettica, sicura di sé, ama avere tutto sotto controllo. Aggressivo, scostante, affascinante, ironico, distaccato ma amichevole, simpatico, indipendente, tanto sincero da risultare esasperante ed insopportabile. Sa come mettere a proprio agio le persone e anche come farle sentire a disagio. Un tantino permaloso, se punto nel vivo, mette il broncio e si limita ad interagire con l’altra persona con frasi brevi e concise, o meglio, più che frasi di senso compiuto, sembrano grugniti.
Ha sempre il ruolo di paciere durante i pranzi di famiglia, infatti si ritrova costretto a interrompere i litigi furiosi che sfociano ogni volta che Blaine e il padre si trovano nella stessa stanza per un tempo di poco superiore a cinque minuti.
Profondamente geloso di Blaine, è una minaccia costante per i ragazzi che le ronzano attorno e si rifiuta sempre categoricamente di portare con sé la sorella nelle uscite serali con gli amici.
Ian è forse l’unica persona che riesce a capire veramente Blaine e a sopportarla, cosa che lo porta a pensare di essere incredibilmente paziente, oppure incredibilmente stupido. Tuttavia è un ragazzo molto intelligente e schietto, dal fascino ermetico. È sempre pronto ad aiutare chi ne ha bisogno pur conservando una certa diffidenza verso chiunque. Molto legato a Frank e Synyster, compagni di corso e di serate. Ian suona la batteria; ha provato ad esercitarsi in casa, ma la sua amata sorellina l’ha spedito in garage.
Alto un metro ed ottantacinque, fisico scolpito da anni di pratica di taekwon-do, ha capelli scuri, che ama tingere e tagliare in modi sempre differenti. Ha profondi occhi verdi, identici a quelli della sorella.
Ama stare all’aria aperta e adora andare al mare, infatti la sua pelle è sempre abbronzata. Porta perennemente jeans larghi e cascanti, oppure ripiega su pantaloni neri e stretti, adora letteralmente le camicie e sono immancabili i numerosi anelli che porta alle dita lunghe ed affusolate.
Attualmente è fidanzato dalla bellezza di sei anni con una ragazza che vive a Los Angeles. Non hanno possibilità di vedersi spesso, ma nonostante la lontananza, il rapporto sembra durare, anche se Blaine, che per inciso detesta la sua ragazza, dice che non potrà durare ancora per molto.
Ian a differenza di Blaine, odia il caffè, detesta il profumo della cannella e l’odore delle sigarette, cose che scatenano eterne diatribe tra lui e la sorella.
Irlandese nel cuore e nella mente, si vanta di reggere benissimo l’alcool, capacità che lui considera intrinseca nel suo patrimonio genetico.
Colore preferito: rosso
Sport preferito: skate-boarding
Film Preferito: Karate Kid
Telefilm Preferito: C.S.I.
Musica preferita: Rock
Band preferite: Misfits, Avenged Sevenfold, Killswitch Engage, My Chemical Romance
Libro Preferito: Timeline di Michael Crichton
Miti personali: Johhny Cash, Dave Grohl
Cellulare: Motorola RAZR V3i red [click]
Lettore Mp3: Toshiba T400 [click]
Portatile: Fujitsu Siemens Tablet PC LifeBook P1510 [click]
Macchina: Nissan 350Z 2007 [click]
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Svito il tubetto del dentifricio e ne metto un po’ sullo spazzolino per poi spazzolarmi di denti con la mano destra, mentre con la sinistra controllo che ci sia tutto quello che mi serve all’interno del borsone appoggiato sul ripiano di marmo.
All’improvviso sento delle vibrazioni assurde e noto che i vetri delle finestre stanno traballando, mentre inizio a tossicchiare.
“Ma che cazzo...”
Esco dal bagno e, appena mi ritrovo in camera mia, sento una musica fortissima proveniente dalla stanza adiacente... probabilmente... ma la stanza adiacente è il bagno e in bagno non ci sono stereo.
Esco dalla camera, ficcando lo spazzolino in bocca, e vado a vedere che cacchio sta combinando mia sorella.
Apro la porta e la musica mi riempie le orecchie, sento che da un momento all’altro mi si sfasceranno i timpani.
“No! Gli HIM no!” esclamo tra me e me, riconoscendo la voce di quel maledetto vocalist di Ville Valo.
Cerco Blaine nella stanza e, apparentemente, di lei non c’è traccia. Faccio qualche passo all’interno per andare a spegnere lo stereo, ma, all’improvviso, dalle porte spalancate dell’armadio, esce Blaine che mi si para davanti con uno sguardo omicida.
“Provaci. Prova a spegnere lo stereo sul più bello della canzone. Provaci!” mi sfida, sovrastando il casino disumano.
“Ma se è tutta uguale, questa maledetta canzone!”
“Questa maledetta canzone si chiama Beyond Redemption ed è una delle più belle canzoni che mente umana abbia mai concepito!”
“La conosco anche io, grazie, ma ti devo parlare e con questo casino non ci riesco!”
Blaine mi fissa malamente e, dopo un istante di esitazione, sbuffa e sfila il telecomando dall’elastico degli slip e preme il tasto pausa.
Il baccano cessa.
“Allora? Che vuoi?”
La sua voce mi riporta alla realtà e la osservo andarsi a sedere in fondo al letto ed agguantare Kerrang! con aria tutt’altro che rilassata.
Ma che le parlo a fare? Lei sa già cosa sto per fare, dove sto per andare. Fra me e lei è sempre stato così, io so cosa le passa per la testa e lei sa cosa passa per la testa a me, come se uno fosse nella testa dell’altra e viceversa. Oddio, a volte non riesco a capirla, ma solamente perché è totalmente pazza.
“Senti, vuoi andare a Los Angeles dalla tua amata? Fallo, non me ne potrebbe fregare di meno. Io te l’ho detto che è una pessima idea, poi fai quello che vuoi.”
Ecco, appunto.
A parte il fatto che non è vero che non gliene frega niente, o meglio, so che non è vero che non gliene frega niente di me – e lo so perché la conosco e, piuttosto che dire che le importa qualcosa della mia relazione, si taglierebbe la giugulare con un pezzo di vetro -, io non riesco ancora a capire cosa ci sia di così tanto sbagliato, dal suo punto di vista, nel cercare di rimettere a posto le cose che tra me e Caroline non funzionano più come una volta.
Gliel’ho chiesto più volte e lei mi ha sempre risposto con la stessa identica frase: “Non c’è più niente da rimettere a posto”.
Mi passo una mano tra i capelli, per tirare indietro qualche ciuffo troppo lungo che mi finisce sugli occhi.
“Perché non vuoi che lo faccia?” le chiedo. So di essere ripetitivo, ma magari questa volta mi va bene e decide di essere un po’ più esauriente, nelle sue spiegazioni.
Lei chiude di scatto la rivista e volta la testa con estrema lentezza, per fissarmi negli occhi con un’espressione che non mi piace per niente.
“Te lo chiedo io il perché, Ian. Perché non vuoi farla finita e decidi di smettere di nasconderti dietro un dito?”
“Che cosa vuoi dire?” chiedo iniziando ad innervosirmi.
“Smettila di far finta di nulla: tra te e quella cretina non è mai andata bene, non state bene assieme, tu non stai bene assieme a lei”
“Ma chi sei tu per credere di poter giudicare una cosa che non ti riguarda? Anzi, una cosa di cui non te ne frega niente!” inizio ad urlare, seguito da lei.
“Chi sono io? Sono tua sorella, imbecille! E mi permetto di giudicare perché Caroline è troppo cieca o troppo egoista per poter capire che non stai bene con a lei!”
Mi metto a ridere; non perché sono divertito, ma perché trovo che questa situazione sia decisamente ironica.
“Certo che sei una grandissima ipocrita” dico fra le risate “Quella egoista sei tu, non Caroline”
“Ian, vai al diavolo”
Afferra il telecomando e fa ripartire la canzone dall’inizio, per poi tornare a sfogliare con rabbia la rivista.
Credo che la nostra conversazione si possa ritenere conclusa.
*
Percorro con estrema calma la via, guardandomi attorno, osservando gli alti palazzi a vetro della zona residenziale di Los Angeles. A me Los Angeles piace, non so perché; sembra che ci sia sempre molta più luce che in qualsiasi altro posto, almeno negli Stati Uniti d’America.
Mi fermo esattamente davanti all’entrata del palazzo in cui abita Caroline ed alzo lo sguardo oltre la visiera del cappellino.
Sospirando, scuoto la testa e mi avvicino alle porte, per trovare il tasto del campanello del suo appartamento. Mi blocco.
Sto facendo una cazzata. No. Sì. Maledizione.
È giusto, sto facendo la cosa giusta, io amo Caroline, io...Io...
“Ma che...”
La porta si apre e fa capolino la chioma chiarissima di Caroline...assieme ad un ragazzo.
È più basso di me, ha un completo formato da pantaloni lunghi e neri e una giacca del medesimo colore che tiene piegata sul braccio.
“Ian!”
Abbasso lentamente lo sguardo su Caroline, che mi fissa con la bocca spalancata, mentre il tizio, che le stava dicendo qualcosa sfoggiando un sorriso da due mila dollari – perché si nota che sono finti, quei denti -, mi guarda vagamente confuso.
“Cosa ci fai qui?” chiede Caroline, abbassando immediatamente la braccia con cui stava stringendo la vita del ragazzo.
“Ah, non saprei... un po’ di turismo, sai, volevo andare a Disneyland... o forse no, forse volevo vedere la mia ragazza, che, fra parentesi, ho il vago sospetto che sia un’incredibile stronza” rispondo con tono apparentemente tranquillo.
Non sono deficiente, semmai lo è il cretino che tiene ancora una mano sul fianco della mia ragazza e che osa sorridermi e ridere a quella che crede sia una battuta di spirito.
“Sei un amico di Caroline? Piacere, io sono Tom” e mi porge una mano.
Lo fisso negli occhi con una voglia matta di staccargliela a morsi, quella fottuta mano. E poi di fargliela ingoiare. E magari buttargli giù quei denti finti, già che ci siamo.
“Ian, ascolta...”
Oh, mi stavo dimenticando della stronza qui presente. Ok, io sono un gentiluomo, quindi non le tirerò un ceffone per toglierle dalla faccia quell’espressione fintamente colpevole.
Mi volto di scatto, riprendendo a camminare e percorrendo la strada da cui sono venuto, ma sento i passi di Caroline dietro di me.
“Ian, aspetta!”
“Asp... Aspettare? Aspettare?!” mi volto di scatto, fronteggiandola e lei per poco non mi finisce addosso; faccio un passo indietro per evitare che mi possa anche solo sfiorare.
“Aspettare cosa, esattamente?”
“Voglio solo spiegarti!”
“Avanti, ti ascolto” mi sistemo meglio la tracolla del borsone in spalla e la fisso riprendere fiato, come se avesse corso chissà quante miglia.
“Io... mi dispiace, dovevo dirtelo... Ma non sapevo come...”
Alzo una mano, facendole segno di tenere chiusa quella fottutissima bocca.
“Sai una cosa, non voglio sentirti” mi volto per andarmene, ma quella sua odiosissima voce mi fa fermare sul posto.
“Ti comporti come se fosse solamente colpa mia.”
No, questo è troppo.
“Ah, ora la colpa sarebbe mia?”
“In parte...” risponde, ma ora non sembra più sicura come prima.
“Caroline, non sono io quello che si fa un altro.”
Lei apre la bocca per dire qualcosa, ma si blocca e riesce a produrre solamente un singhiozzo.
“Da quanto va avanti questa storia?”
Caroline scuote la testa, guardando l’asfalto sotto i suoi piedi.
Mi avvicino e le afferro la spalla scuotendola violentemente, “Da quanto?!”
“Lasciami, mi fai male!”
“Rispondimi.”
“Sei mesi, va bene? Sei mesi!”
La lascio, guardandola con un misto di odio e disgusto. Mi fa schifo. Mi fa letteralmente schifo, anche ora, che sta piangendo. E non me ne frega niente. So che non è normale, so che vederla piangere dovrebbe provocarmi una stretta al cuore, o allo stomaco. Lo stomaco in effetti mi si sta contorcendo, ma è solamente perché mi viene da vomitare.
“Mi dispiace” sussurra fra i singhiozzi.
“Non è vero.”
Mi volto senza più guardarmi indietro, sentendo i suoi singhiozzi diminuire mano a mano che mi allontano.
Cristo, sei mesi. Sei maledettissimi mesi.
Mi fa male da qualche parte. Anzi, mi fa male tutto e la gola mi brucia, mi brucia così tanto che avrei voglia di urlare.
*
In casa non c’è nessuno, noto aprendo la porta del mio appartamento e appoggiando il borsone a terra. La giacca di Blaine non è appesa all’attaccapanni e l’ambiente è totalmente silenzioso, quindi Blaine è uscita.
Appoggio la schiena alla porta d’ingresso e mi passo una mano fra i capelli, sospirando.
Sei mesi.
Continuo a ripetermelo da ore e mi è venuto mal di testa. So di non avere pastiglie per l’emicrania in casa, quindi faccio lo sforzo di staccarmi dalla porta per uscire e raggiungere l’appartamento di Syn, Frank e Zacky.
“Hey!”
Antea è appena comparsa nel corridoio e, dopo aver chiuso a chiave la porta, ricambio il saluto con un cenno.
“Allora, com’è andata a Los Angeles?” mi chiede con un sorriso, riponendo il cellulare all’interno della borsa.
Stiro un sorriso a denti stretti, “Benissimo”.
Immagino di avere un’espressione da psicopatico stampata in faccia, perché lei smette di sorridere e mi guarda in modo strano. All’improvviso scende un alone negativo sul pianerottolo silenzioso, mentre ci guardiamo negli occhi senza proferire verbo.
Sospiro, scrollando le spalle.
"Non è andata proprio benissimo, in effetti..."
Lei sembra riflettere un attimo, prima di rispondermi.
"Hey, forse non sono in cima alla lista delle persone da contattare in caso di problemi, ma sai dove trovarmi..."
"Lo so... Grazie", sorrido mestamente.
“Prego” dice per poi darmi un bacio sulla guancia e correre verso l’ascensore.
Io rimango imbambolato come un perfetto imbecille, guardandola sparire oltre le porte chiuse dell’ascensore e tutto quello che so fare e portare una mano sul punto in cui Antea mi ha sfiorato con le labbra. E sorrido.
La porta è aperta, ovviamente; entro nell’appartamento e richiudo il battente alle mie spalle, avvicinandomi al divano su cui Syn sta giocando a Grand Theft Auto 4 con una sigaretta stretta fra le labbra e l’espressione concentrata.
Mi stravacco sul divano libero senza troppi complimenti, notando che Syn non ha nemmeno scostato lo sguardo dallo schermo della televisione, su cui il suo personaggio è intento a prendere a sprangate il capo di una banda rivale.
“Hai una pastiglia per l’emicrania?”
Syn afferra la sigaretta fra le dita per ciccare nel posacenere, poi indica la cucina.
Dopo aver recuperato il medicinale e un bottiglietta d’acqua torno a stendermi sul divano. Metto la pastiglia in bocca e la mando giù con un sorso d’acqua, poi appoggio la testa sul bracciolo e mi copro la faccia con entrambe le mani.
“Ok, che succede?”
Riapro gli occhi e noto che Syn ha posato il joystick sul tavolino di fronte a lui, mettendo il gioco in pausa.
Tra me e Syn i rapporti sono sempre stati molto semplici: siamo amici e, se uno di noi ha bisogno di aiuto, o anche solo di una persona su cui appoggiarsi, l’altro è sempre disponibile. Tra le altre cose Syn non è un tipo loquace e possiede quell’intuito che solamente le persone più restie ad interagire verbalmente col prossimo riescono a sviluppare. Quindi non c’è bisogno di tanti giri di parole.
“Caroline mi ha tradito”
Syn annuisce, poi si alza e lo sento aprire lo sportello del frigorifero. Quando torna in salotto, ha una birra in mano e una battoglia di Jack nell’altra.
Mi passa il Jack e io afferro la bottiglia, guardandolo sospettoso.
“Bevi” mi dice, stappando la birra.
“Ho appena preso una pastiglia, non posso bere alcool”
“Correzione: non puoi bere alcool se non vuoi rincoglionirti”
Ha centrato il punto, direi. Voglio smettere di pensare e rimbambirsi con un miscuglio di alcool e medicinali è decisamente un buon metodo per smettere di farlo. Smettere di pensare.
Sospiro e apro la bottiglia.
Ian Foley
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Prima di NataleIan Foley
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Premessa: Scusate per questo post astruso, è solamente una serie di flashback riguardanti il giorno della festa di compleanno di Syn e il giorno precedente. Probabilmente non hanno nemmeno un senso logico ma mi sono divertita a scriverli e spero che facciano divertire anche voi. Il titolo del post è anche il titolo della canzone degli Escape The Fate che mi ha ispirato durante la stesura del post *_* Enjoy!
6 luglio
Promemoria: mai andare a far compere con Blaine e Frank. Mai.
Parlano così tanto che rischi di farti venire il mal di testa. Ovviamente dopo aver dato accurate testate contro la vetrina di un negozio per tentare di capire che cosa diavolo ti stesse passando in testa, quando hai chiesto loro di accompagnarti.
“Davvero! Guarda che la Billabong non fa delle cose brutte!” esclama Frank, tutto convinto.
“Sì, questo lo so, ma io non ce lo vedo Ian con dei pantaloncini da surfista” ribatte Blaine, mettendosi le mani sui fianchi.
“Ma cosa c’entra? La Billabong non fa solamente roba da surfisti”
“Sì, ma non è nel suo stile”
“Io invece dico di sì”
“No, assolutamente no”
Stacco la testa dalla vetrina e mi giro verso di loro.
“Ok, adesso basta! Entriamo in questo negozio e finiamola qui”
Blaine e Frank mi scoccano un’occhiataccia.
“La Billabong non fa per te” dice Blaine, incrociando le braccia al petto e mettendo il broncio.
“Non darle retta, Ian” dice Frank, afferrando Blaine per un polso e spingendomi all’interno del negozio.
Devo comprare una nuova T-shirt da mettere alla festa per il compleanno di Synyster, che è domani. Blaine, quando gliel’ho detto, ha commentato, per una volta a ragione, che di magliette ne avrò circa settanta. Ma si sa che ogni scusa è buona per compare una nuova maglietta.
“Che ne dici di questa?” chiede Frank, mostrandomi una maglietta rossa e bianca con dei strani disegni neri stilizzati e alcune scritte.
Soddisfatto la afferro e vado nel camerino per provarmela.
Esco dal camerino ammirandomi allo specchio.
“Che ne pensate?” chiedo rivolgendomi a Frank e Blaine.
“È...ambigua” commenta Blaine, poco convinta.
“Non c’è mica scritto F**k Me!” ribatte Frank.
“In tal caso non sarebbe ambigua, ma semplicemente volgare” risponde Blaine, guardando Frank con aria di sufficienza.
“Tu non sai dare consigli” la riprendo guardandola male.
“Is maith í comhairle an droch-chomhairligh” ribatte lei, in irlandese, alzando la mano e scuotendo l’indice verso di me.
Io inarco un sopracciglio, mentre Frank la guarda ad occhi sbarrati.
“Ma che lingua è? È tipo la lingua inferica che parlano i demoni in quel film strano...Constantine...?” chiede Frank, confuso.
Io, ignorandolo, fisso Blaine, “Che diavolo significa È buono il consiglio di un cattivo consigliere?!” chiedo, spalancando le braccia.
Blaine fa spallucce e con un sorriso furbo si volta per inoltrarsi nel reparto femminile del negozio.
“Mhmmm...cosa avrà voluto dire?” riflette Frank ad alta voce, con una mano sotto il mento e gli occhi ridotti a due fessure.
La maglia alla fine l’ho comprata, però credo che avrà vita corta, dato che Blaine mi ha sottratto la busta per sbatterla in testa a Frank.
“Come hai potuto dimenticarti il nome?!” urla lei, colpendo nuovamente Frank col sacchetto.
“Ahia! Non l’ho fatto apposta!”
Siamo nel bel mezzo di un negozio di strumenti musicali. Siamo qui per comprare un regalo a Synyster, che dovrebbe consistere in una chitarra che lui dice di volere più di ogni altra cosa. Il problema, oltre al fatto di essere osservati come se fossimo dei pazzi psicopatici, è che Frank, che era l’unico a sapere il nome della chitarra, non riesce più a ricordarlo.
“Sei un essere inutile!” ribatte colpendolo ancora, questa volta sul braccio.
“Però mi ricordo un particolare” dice lui, nascondendosi dietro di me.
“Cosa?” chiede Blaine, sporgendosi di lato per guardarlo in faccia.
“Tu smettila di tentare di uccidermi e io te lo dico”
“Se non me lo dici ti uccido sul serio! Ti strozzo con la maglia nuova di Ian” dice Blaine, che fa per estrarre la mia maglia dal sacchetto.
“Ok, basta!” dico, afferrando la busta e ponendomi in mezzo ai due, “Blaine, piantala di minacciare le persone. Frank, dicci cosa sai”
Blaine incrocia le braccia sul petto, guardando con aria di sfida Frank, il quale sospira.
“L’ha suonata Michael J. Fox in Ritorno al Futuro”
“Quale fra i tre?” chiede Blaine.
Frank sbianca e inizia a biascicare qualcosa di incomprensibile.
Blaine assottiglia le palpebre: brutto, bruttissimo segno.
“Deficiente...Ritorno al Futuro è una trilogia, se non sai nemmeno in quale dei tre film l’ha suonata, il tuo indizio è perfettamente inutile!”
“Ma Michael J. Fox non può aver suonato in tutti e tre i film, soprattutto non con la stessa chitarra” cerco di farli ragionare.
Blaine inizia a ringhiare, mentre Frank fischietta e si guarda attorno tentando di ignorare il fatto che probabilmente fra un nanosecondo potrebbe venire sbranato da quella belva di mia sorella.
Sbuffando mi avvicino al bancone.
“Lei ne sa nulla?” chiedo al commesso, che ci sta guardando stralunato.
“Di cosa?”
“Stiamo cercando la chitarra che Michael J. Fox ha suonato in Ritorno al Futuro” rispondo pazientemente.
Il ragazzo mi guarda come se stessi parlando in russo e poi scuote la testa.
Blaine, dopo aver molto gentilmente dato al commesso dell’ignorante, esce dal negozio e prende il cellulare, probabilmente sta scrivendo un sms, dato che muove freneticamente le dita sui tasti.
“Che sta facendo?” chiede Frank, avvicinandosi.
“Non so...credo stia scrivendo un messaggio” rispondo distrattamente.
Sento la suoneria di Blaine, la quale risponde immediatamente alla chiamata.
“Zizzi!”
Io e Frank, ad occhi spalancati, ci guardiamo in faccia.
“Zacky?!” dice Frank, stralunato.
“Ma non era irraggiungibile?” aggiungo.
“Ha! Hanno complottato contro di noi!” esclama alzando le braccia verso il soffitto.
Blaine torna all’interno del negozio, riponendo il cellulare nella borsa.
“È una Ibanez Roadstar II nera. Zacky vi saluta e, visto che questa chitarra costa un occhio della testa, l’ho convinto a dividere con noi la spesa” dice poi.
“Come sei riuscita a farti chiamare da Zacky?” chiedo tra l’indispettito e lo spiazzato.
“Gli ho scritto che, se non mi avesse chiamato immediatamente, gli avrei fatto il malocchio e questo avrebbe compromesso tutto il lavoro che sta facendo per riequilibrare il suo karma”
7 luglio, la sera della festa di compleanno di Synyster
“Ragazzi! Tutti in sala, si gioca!”
La voce di Little Mike proviene dal salone e io, Blaine e Synyster ci guardiamo in faccia. Con un’alzata di spalle, Blaine spegne la sigaretta nel portacenere e con un balzo salta giù dal parapetto. Io e Syn la seguiamo all’interno dell’appartamento e raggiungiamo gli altri sui divani.
Little Mike è in piedi sul tavolino.
“Mike, scendi da lì, altrimenti ti spezzo le gambe” lo rimprovera Synyster.
“Senti, ma alla tua festa potresti anche tentare di sembrare più simpatico!” esclama Mike, mettendosi le mani sui fianchi.
Synyster lo guarda male, così Little Mike scende dal tavolo ed estrae dalla tasca interna della giacca un blocchetto di bigliettini.
“Siore e siori, il gioco delle 55 domande!” esclama elettrizzato.
“E sarebbe?” chiede Eve, scettica.
“Ci ho lavorato tutta la notte; su ognuno di questi cartoncini è scritta una domanda di carattere personale a cui ognuno di voi deve rispondere a turno” spiega Little Mike.
“Le hai scritte tu?” chiede Stu.
“Ovviamente!” risponde Little Mike, con tono di sfida.
“Avresti potuto impiegare il tuo tempo libero in qualcosa di più costruttivo” commenta Synyster.
“Per esempio?” chiede Mike.
“Per esempio, per farti un esame di coscienza e deciderti a far qualcosa di intelligente, per una volta nella tua inutile vita” lo provoca Blaine.
“Sè sè, beh, iniziamo! Facciamo un giro antiorario. Inizia Syn, che è il festeggiato” dice Mike, appoggiando il blocchetto al centro del tavolo e prendendo posto vicino a Kathleen.
“Quale onore...” commenta Synyster, afferrando un cartoncino e leggendolo in silenzio.
“Mi rifiuto di leggere la domanda ad alta voce” sentenzia poi.
“Oh andiamo!” esclama Antea.
“Sei un guastafeste!” lo rimprovera Lee.
“Ok, ma l’avete voluto voi” dice Syn, scocciato.
Poi mi guarda e legge la domanda ad alta voce: “Hai mai fatto il bagno nudo in una fontana?”
Io guardo Mike, allibito e lui guarda gli altri, direi quasi sorpreso.
“Perché, voi non l’avete mai fatto?” chiede poi.
Tutti ci mettiamo a ridere istericamente e poi rispondo che no, non ho mai fatto il bagno nudo in una fontana.
Afferro un cartoncino e mi rivolgo alla persona alla mia destra, che è Frank.
“Hai mai avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo?...Little Mike, eri ubriaco quando hai scritto queste domande?” chiedo.
Frank si mette una mano sotto il mento ed inizia a riflettere. Male. Quando lo fa, significa una sola cosa: stronzata disumana in arrivo.
“Beh...una volta, quando avevo bevuto troppo, credevo di vedere degli alieni...” inizia a dire.
Synyster si schiarisce la voce e guarda Frank, leggermente irritato.
“L’alieno che credevi di vedere ero io, che ero vestito da alieno. Ed è successo ad Halloween...” dice Syn, mentre noi scoppiamo a ridere.
“Beh, vale come risposta?” chiede Frank, guardando Little Mike.
“Sì, penso che valga” risponde lui.
“Dio...la serata si sta rivelando così promettente che ci sarà bisogno di tanto alcool per reggere ancora” statuisce Antea, preoccupata.
Dopo un’ora passata a fare questo gioco cretino e aver deciso di infischiarcene delle regole e fare domande come più ci pare e piace, accompagnando il tutto con fiumi di birra e risate isteriche, Blaine si alza in piedi, un po’ barcollante e si schiarisce la voce.
“Ok ok, ora tocca a me fare la domanda e Jamie deve rispondere” dice Blaine, afferrando un cartoncino.
“Svelaci un tuo segreto” legge con un’espressione poco convinta, “Una domanda meno scema non potevi inventarla, Mike?” commenta poi, rivolgendosi a Little Mike.
“Anche io ti amo, Blaine” risponde lui facendole l’occhiolino.
Blaine inarca un sopracciglio e poi guarda Jamie, attendendo una risposta.
Jamie si gratta il mento con una mano, poi storce le labbra, pensieroso.
“Beh, una volta mi sono tagliato i capelli con un coltello” dice soprapensiero.
“Eh?!” esclama Frank, mentre Lee inizia a ridere.
“Sì, era notte...credo che mi stessi annoiando...no, era notte e stavo dormendo e i capelli mi davano fastidio al collo, così ho preso un coltello e li ho tagliati” dice Jamie.
Inizio a ridere sguaiatamente.
“Ecco cosa avevi fatto quella volta! Sembrava che ti fossi tosato” dico senza potermi trattenere.
“Voi siete fuori di testa” commenta Kath, afferrando un cartoncino.
“Blaine” dice, guardando mia sorella, “Preparati perché con questa domanda Mike ha superato sé stesso” dice scoccando un’occhiata divertita a Little Mike.
“Lo hai mai fatto su una lavatrice?” chiede Kath, per poi farsi sfuggire una risata.
“Ehm...” Blaine mi scocca un’occhiata in tralice e io automaticamente assottiglio le palpebre.
“Non vale! C’è mio fratello, non posso rispondere!” esclama Blaine, quasi disperata.
“Le regole sono regole! Ora rispondi!” dice Frank, incuriosito e sorvolando sul fatto che abbiamo giocato per tutta la sera senza tener conto delle regole.
Blaine guarda Frank con odio, poi sposta lo sguardo a terra e sconsolata risponde “Sì”.
Un boato si scatena tra i vari giocatori, alcuni si rotolano a terra ridendo come dementi, altri guardano Blaine a bocca spalancata. Io guardo mia sorella sconcertato e lei si alza borbottando che ha bisogno di aria ed esce sul balcone.
Ci alziamo tutti da terra, decidendo di comune accordo che il gioco può ritenersi concluso.
Adocchio Antea vicino al tavolo degli alcolici e mi avvicino.
“Allora, hai finalmente deciso di darti all’alcool?”
Antea si volta di scatto e fa un mezzo sorriso appena mi vede.
“Beh, Little Mike mi ha detto che se non bevo almeno un bicchiere di Jack Daniels liscio potrei essere costretta ad abbandonare la festa...” dice inarcando le sopracciglia e squadrando l’intero tavolo, “Ma io non vedo bottiglie di Jack Daniels”.
“Infatti non ci sono, per il Jack dobbiamo aspettare il Rev”
La porta d’ingresso dell’appartamento si spalanca e compare il Rev che si trascina dietro una sottospecie di carretto su cui sono appoggiate due botti di ferro.
Parli del diavolo...
“Un applauso per il Rev, ragazzi!” urla Jamie e poi esplode un boato d’ovazione.
“Vedete di non deludermi” ci ammonisce il Rev guardandoci tutti quanti, “Ho chiuso il pub per venire qui, quindi entro due ore vi voglio tutti ubriachi”.
“Mi sembra il minimo!” esclama Lee, afferrando una delle due botti.
“Ma dov’è Syn?” si avvicina Frank.
“E’ ad accordare la sua nuova chitarra” risponde Blaine, comparendo da non so dove con una bottiglia di birra in mano “Ma ci fa sesso con le chitarre?”.
“Blaine!” la riprendo io, ma non posso fare a meno di reprimere un sorriso.
“Blaine, cosa? Ma dico, lo vedi?” dice lei, indicandomi la porta aperta della cucina.
Mi sporgo un po’ e riesco a vedere Syn seduto sul tavolo a gambe incrociate, mentre accorda la chitarra con una strana luce negli occhi.
“Secondo me sta avendo un orgasmo” borbotta Blaine, mentre Antea si mette a ridere.
Ian Foley
feste, la compagnia
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Sapete qual è la cosa più frustrante, più logora-nervi a questo mondo?
Vivere assieme alla propria sorella.
Dico sul serio. Forse non avete la minima idea di cosa significhi avere in casa vostra sorella che, oltre ad essere un’incredibile stronza, è una casinista patentata.
A volte mi chiedo cosa avrò mai fatto di male per meritarmi questa piaga. Piaga che ha un nome ed un cognome: Blaine Foley.
“Iaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaan”
Roteo gli occhi e sbuffo, alzando il viso al soffitto.
“Dio, perché mi torturi in questo modo?” mormoro, alzando gli occhi al cielo e congiungendo le mani in segno di preghiera.
“Ian, non parlare al soffitto, sembri pazzo”
Non mi prendo nemmeno la briga di risponderle, così porto alla bocca una cucchiaiata di cereali e latte, mentre con l’altra mano sostengo la ciotola.
“Senti ma...”
Ora la voce di mia sorella è decisamente troppo vicina e l’odore nauseante di cannella dello shampoo che usa e quello del caffè che viene dalla tazza che sorregge, mi arrivano sgradevolmente alle narici.
Alzo gli occhi e la vedo intenta ad osservare con occhi luccicanti il mio prezioso iPod appoggiato sul tavolino di cristallo.
“Ian, fratellino mio adorato, tu lo sai che ti amo, vero?” dice guardandomi con un sorriso a trentadue tenti.
Inghiottisco i cereali e la guardo con la fronte aggrottata.
“Che cosa vuoi?” le chiedo sospettoso.
“Potresti prestarmi per oggi il tuo lettore mp3? Sai, non trovo più il mio e la strada da casa all’università è moooolto lunga...”
“No”
“Ma...”
Mi volto per fissare lo schermo della televisione, che trasmette una replica di Karate Kid.
“Non è colpa mia se la tua camera assomiglia ad una discarica. Mi sembra ovvio che non trovi mai niente. Credo sia ora che tu dia una bella ripulita alla tua stanza”
Blaine afferra il telecomando e spegne la tv.
“Hey!” protesto iniziando ad irritarmi.
Lei non può spegnere l’apparecchio proprio mentre guardo Karate Kid. Non può! Karate Kid è un’istituzione, è stata l’ispirazione di tutta una vita e proprio grazie a questo meraviglioso film ho deciso di praticare arti marziali.
“Sei un fratello degenere, spero che tu ne sia al corrente” dice Blaine, le mani sui fianchi in un atteggiamento che mi ricorda mia madre quando mi rimproverava. Meglio non renderla partecipe del mio ultimo pensiero altrimenti rischio di essere defenestrato.
“Sì sì, lo so, sono un cattivo fratello, hai ragione. Ma ora potresti riaccendere la tv?” cerco di incantarla col mio sguardo sapientemente collaudato. Lo sguardo “Hai-ragione-ma-per-favore-riaccendi-la-tv!”.
Lei mi fissa con occhi gelidi, ma poi sposta lo sguardo sul tavolino e sorride, malefica. Quando fa così, è meglio stare all’erta.
Appunto.
Eccola che parte di corsa, afferra il mio iPod e scappa verso la sua stanza. Senza pensarci la rincorro e la afferro per la vita, mentre con la mano libera mi impossesso del mio lettore mp3. Me la do a gambe, senza sapere bene dove scappare, apro la porta ed esco in corridoio.
Quella piccola arpia mi salta sulla schiena, stritolandomi le costole con le gambe e intanto mi appoggia una mano sulla testa, mentre con l’altra cerca di afferrare l’iPod. Stendo più che posso il braccio e cerco di mantenere l’equilibrio. Blaine è piccola e leggera, ma si dimena come una belva.
Tutto d’un tratto si ferma e vedo una sua mano afferrare il cucchiaio nella ciotola e portare alla bocca i cereali. Non mi ero neanche accorto di avere ancora in mano la tazza.
“Buoni...” dice con la bocca piena.
“Tu sei pazza”
“La cosa è genetica, quindi rassegnati fratellone. Prima o poi anche tu darai di matto”
Sto per ribattere con una frase colma di insulti a dir poco triviali, ma per fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista) una voce bassa e femminile mi fa bloccare.
“Blaine, quante volte ti devo dire di non mettere quegli shorts? Sono troppo corti”
Mi giro, sempre con Blaine aggrappata alla mia schiena come un koala sul tronco di un albero d’eucalipto.
“Buongiorno, Estrella” la saluto cortesemente.
Mia sorella appoggia il mento sulla mia spalla e sventola il cucchiaio a mo’ di saluto.
“Ciao Zia Ella!”
Non ho mai capito perché Blaine chiami sempre in questo modo la custode della lavanderia, ma alla donna sembra far piacere.
“Sono venuta a portarti queste” dice Estrella, porgendo a Blaine una qualche cosa di stoffa nera. Blaine la afferra e...sbaglio o sono pizzi quelli?!
“Oh, grazie Zia Ella!”
Abbiamo conosciuto Estrella Rubio il primo giorno che siamo venuti a vivere in questo condominio, quindi non si stupisce mai delle scene che facciamo io e mia sorella.
“Figurati, tesoro” e così dicendo si volta e se ne va.
Io aspetto che Estrella sia abbastanza lontana e guardo Blaine con la coda dell’occhio.
“Che cosa sono quelli?” chiedo indicando con un cenno il fagotto che tiene in mano.
“Slip” risponde semplicemente.
“Sì, ma sono di pizzo o sbaglio?”
“Da quando sei un esperto in fatto di lingerie?” chiede.
“Dove li avevi lasciati?”
“In lavanderia, no?” dice con un’alzata di spalle.
“Quando li hai comprati?”
“Credo il mese scorso”
“Perché?”
“Che razza di domanda è?!” chiede spazientita.
Io la fisso con le palpebre assottigliate e uno sguardo che non promette nulla di buono. Blaine mi guarda in viso e poi spalanca gli occhi.
“Oh!” esclama oltraggiata, scendendo finalmente dalla mia schiena.
“Non l’ho comprata per un uomo, se è questo che intendi” riprende.
Io non rispondo e mi limito a rigirare i pochi cereali rimasti nella tazza.
“E poi, non credo che siano fatti tuoi”
Prima che possa replicare qualsiasi cosa, lei rientra in casa mentre si infila nelle orecchie le cuffie del mio lettore mp3.
Guardo la mia mano destra, vuota.
Quella stronza mi ha fregato, senza che io nemmeno me ne accorgessi.
Potrebbe prendere in considerazione una possibile carriera come borseggiatrice.
***
Io e Blaine non abbiamo segreti.
E non è la solita stronzata che si dice per farsi fighi, è la pura e semplice verità. Io dico tutto a Blaine e lei dice tutto a me.
Blaine è stata la prima a sapere che ero andato a letto con la ragazza a cui sbavavo dietro da anni.
Io sono stato il primo a sapere della prima sbandata che si era presa per un certo Plillip North.
Tra parentesi, Phillip North frequentava il terzo anno del liceo mentre Blaine era al secondo. Phillip alla fine, si era accorto che la mia cara sorellina gli sbavava dietro e lui, come ogni ingrifato ragazzo della sua età, si era adoperato per andare a fare un giro in macchina con lei. Ovviamente Blaine su quella macchina non ci è mai salita, dato che il povero Phillip si è trovato stranamente le gomme a terra. E stranamente lo strumento utilizzato per il misfatto era un cacciavite dalla punta piatta che, sempre stranamente, avevo nello zaino.
Ma comunque.
Non c’è nessuno che conosca Blaine meglio di me. Sono sempre stato abituato a radermi quando lei era in bagno assieme a me mentre si faceva la ceretta alle gambe; a vederla girare in mutande per casa...
Ecco, proprio su questo punto mi sono soffermato per tutto il giorno.
No, non sono un ninfomane e non ho la ben che minima intenzione di commettere incesto. Ci mancherebbe altro. La sola idea mi fa venire voglia di buttarmi dalla finestra.
Però, dicevo, io l’ho sempre vista in mutande e se quei maledetti slip di pizzo che lasciano sicuramente scoperta più pelle di quanto io voglia immaginare, non glieli ho mai visti addosso, un motivo ci sarà.
E se, come ho pensato appena ho visto quegli slip, il motivo è un uomo...credo che potrei commettere omicidio.
Sì, sono geloso di mia sorella. Anzi, più che altro sono iper protettivo. D’altro canto, mio padre non ha mai prestato attenzione a noi poveri disgraziati figli e quindi non si è mai preso la briga di scoprire se sua figlia, che tra l’altro è sempre stata molto sveglia e precoce, nonché oggettivamente bella, avesse qualche tipo di relazione con l’altro sesso.
Dunque, ho rimediato io.
Con questo non voglio dire che per me Blaine non deve uscire assieme agli uomini, certo che no. Semplicemente so come sono fatti gli esseri appartenenti al genere maschile e non voglio che nessuno di loro si approfitti di lei.
La cosa è peggiorata principalmente dopo che quel pezzo di demente del suo ex l’ha scaricata il giorno dopo aver ottenuto finalmente quello che voleva. In pratica si è portato a letto mia sorella e poi l’ha scaricata.
Ecco, da allora sono diventato ancora più protettivo nei suoi confronti.
Però non voglio “soffocarla”, non voglio che smetta di confidarsi con me, solo per paura che io mi esibisca in una performance isterica e che prenda al volo la porta per andare a minacciare il suo ragazzo. No.
Le voglio bene e non voglio che soffra.
E questo è quanto.
La porta si apre e subito viene richiusa con una forza tale da far tremare i vetri delle finestre.
Senza ombra di dubbio, è Blaine.
“Sono a casa”
Sento la sua voce provenire dall’ingresso, probabilmente starà lanciando da qualche parte le scarpe, come al solito.
“Lo avevo intuito” rispondo, continuando a rimanere steso sul divano.
“Ho comprato un paio di scarpe nuove, sai quelle che avevo visto nella vetrina di Dolce e Gabbana...”
“Quelle nere col tacco trasparente?”
E subito dopo aver formulato la domanda, mi accorgo che io, uomo nel profondo dell’anima, dovrei essere estraneo a tutti gli argomenti femminili, soprattutto in territorio scarpe.
“Sì, loro! Sono una favola!”
Blaine si avvicina al divano e si siede sul bracciolo per poi chinarsi e sollevare il coperchio di una scatola nera con la scritta D&G. Indossa le amate scarpe e si alza in piedi.
“Come mi stanno?”
Osservo per bene le calzature mentre lei piroetta su sé stessa.
“Non hanno il tacco un po’ troppo alto?”
“Ma che diciiiiiii!?”
“Io non ho ancora capito come fai a camminare su trespoli del genere”
Lei appoggia le mani sui fianchi e piega il busto in avanti.
“Sei un uomo” risponde semplicemente.
“Grazie per avermelo fatto notare, ora che me ne hai fatto rendere conto è meglio che butti via quei deliziosi vestitini a fori che ho nell’armadio” dico con una voce in falsetto.
Lei non dice niente, si limita a fissarmi stando ferma su quei tacchi, che io continuo a giudicare troppo alti, e si morde il labbro inferiore.
“Hey, guarda che stavo scherzando, non ho nessun vestito a fiori, vai pure a controllare” le dico in tono ironico.
“Ian”
Oddio, non mi ha risposto per le rime, non mi ha nemmeno chiamato con nomignoli più o meno offensivi inscenando un’espressione tediata.
Sembra terribilmente seria.
“Dimmi” dico, riuscendo tuttavia a mascherare una certa preoccupazione.
“Senti, riguardo stamattina...”
“Ah, a proposito, il mio iPod è ancora integro, vero?” cerco di sdrammatizzare per allentare la tensione. Perché, lo ammetto, non voglio sapere se ha un ragazzo, non lo voglio sapere. E mi rendo conto di quanto possa stonare a confronto di tutto quello che ho detto precedentemente, tutto lo sproloquio riguardante alla mia iper protezione eccetera, eccetera...
“Sì, è integro, però, volevo dirti che quegli slip...”
“No, Blaine, non voglio saperlo” la interrompo.
“Non c’è nessun uomo, Ian! Se ci fosse te ne avrei parlato, lo sai che lo avrei fatto”
Sospiro, decisamente sollevato.
“E poi, sì, mi dispiace di aver reagito in quel modo. Lo so che la mia vita sentimentale in parte riguarda anche te...”
Sto impazzendo? Sbaglio o Blaine si è appena scusata e mostrata comprensiva?
“...Dato che devi sempre sapere il nome e l’aspetto del mio eventuale ragazzo per fermarlo in un angolo e minacciarlo di tortura”
E ti pareva che non le scappava la battuta sarcastica.
Io sbuffo contrariato, incrociando le mani sul petto.
Lei sogghigna e poi si siede sulle mie gambe, per poi rannicchiarsi contro il mio petto. Istintivamente le circondo la schiena con un braccio e afferro il telecomando.
E’ da quando ho memoria che la sera, prima di uscire, guardiamo la televisione assieme per un’oretta. Io steso sul divano e lei rannicchiata contro di me.
So che è strano il rapporto che intercorre tra me e lei. Passiamo da litigate prive di fondamento logico a momenti in cui ci dimostriamo reciprocamente di volerci bene.
E va bene così.
***
Esco dal palazzo dopo aver salutato il portinaio e mi fiondo verso Music Store.
Tutte le sere, prima di raggiungere la compagnia in birreria, passo al Music Store, anche senza voler comprare alcun disco. Ma ammetto che la maggior parte delle volte esco dal negozio con almeno due cd.
“Ciao Jim!” saluto il proprietario del negozio, il quale, alzando la testa da una rivista che era concentrato a leggere, sorride e mi fa un cenno con la mano.
“Hey, Ian!”
“Qualcosa di nuovo?” chiedo sfregandomi le mani e avvicinandomi al banco.
“Sì, è arrivato qualche disco nuovo...sai dove trovarli!” mi risponde gentilmente.
Mi dirigo verso il reparto “Novità” con sicurezza, ormai conosco questo posto meglio delle mie tasche.
Faccio un rapido giro, ma mi accorgo che non c’è nulla che corrisponda ai miei gusti musicali, così mi volto per uscire, ma oltre una scaffalatura, noto una ragazza dai capelli castani, che sta leggendo il retro della copertina di un cd.
“Antea?”
La ragazza sussulta e fa cadere a terra il disco, poi alza gli occhi e mi nota.
“Ian...oddio, mi hai fatto prendere un mezzo infarto!” dice appoggiando una mano sul petto, all’altezza del cuore.
Appoggio gli avambracci sulla sommità dello scaffale e poi appoggio il mento sulle mani incrociate.
Antea si china a raccogliere il cd che le è caduto e così riesco a leggere la scritta sulla copertina.
“30 Seconds To Mars?” chiedo interessato.
“Già...è uno dei miei gruppi preferiti...il cd ce l’ho già però...”
“Mhm...Interessanti gusti musicali...” osservo grattandomi il mento, pensoso.
“Non ti piacciono i 30 Seconds To Mars?” mi chiede lei.
“No, non è questo. Mi piacciono abbastanza, devo dire...Solo che non credevo fossi il tipo da 30 Seconds To Mars” dico con un’alzata di spalle.
“Beh, ho visto praticamente tutti i loro concerti, quelli che hanno fatto in zona”
“Una fan sfegatata insomma” dico sorridendo.
“Tu invece? Che gruppi ti piacciono?”
“Misfits, Avenged Sevenfold...Killswitch Engage...”
“Un metallaro!” esclama con un sorriso.
“Più o meno...”
Entrambi usciamo dal negozio a mani vuote.
“Beh, allora ci vediamo!” mi dice lei, facendo qualche passo indietro.
“Ok! Buona serata!”
“Altrettanto”
Ci voltiamo e prendiamo direzioni diverse.
Guardo distrattamente l’ora segnata sul mio orologio da polso e capisco di essere in ritardo.
***
La prima cosa che noto entrando in birreria è, dopo la musica altissima, Mike in piedi su un tavolo che, mentre regge in mano una bottiglia di birra, sta gesticolando e parlando a macchinetta. Gli altri sono seduti sui divanetti vicino al suddetto tavolo; Lee e Frank stanno ridendo come due imbecilli, Stu fissa la scena esterrefatto, Jamie sta tentando di non scoppiare a ridere sguaiatamente e seguire a ruota i due imbecilli sopra citati e Synyster, le braccia incrociate sul petto, si stringe tra l’indice e il pollice la radice del naso mentre scuote la testa, rassegnato.
A questo punto, considererei l’idea di fare dietro front e uscire dal locale alla svelta, ma la voce di Mike, o Little Mike che dir si voglia, mi giunge alle orecchie.
“Ian! Quasi cognato! Vieni, vieni, raggiungici e unisciti alla nostra interessante conversazione!”
Rassegnandomi all’idea di unirmi alla banda, mi avvicino al tavolo e intanto sento Frank che cerca di parlare tra una risata e l’altra.
“Little Mike, io –risata- non capisco perché –risata- lo chiami quasi cognato”
Little Mike indica Frank con la bottiglia di birra e si rivolge a me, mentre io mi siedo sul divanetto su cui Synyster mi ha fatto spazio.
“Quasi cognato, diglielo tu perché ti chiamo così!”
“Little Mike sostiene di essere innamorato di mia sorella e progetta di sposarla” sospiro rassegnandomi al fatto che conosco Little Mike da più di cinque anni e che avrei dovuto capirlo subito che non era una persona normale. Ora non ho nemmeno il diritto di farlo fuori qui e subito. Troppi testimoni, non so se mi spiego. Anche se credo che Synyster, data la sua faccia dall’espressione omicida completamente dedicata a Mike, potrebbe essere disposto a darmi una mano...magari se glielo chiedo potrebbe anche proporsi come volontario per l’occultamento del cadavere.
“Ma...Mikey, sei sicuro che Blaine contraccambi? Voglio dire, l’avrai vista sì e no tre volte”
Little Mike si esibisce in un’espressione studiatamente tediata.
“Franky, mio caro e stolto amico...mi sembra ovvio che Blaine contraccambi, come potrebbe resistere ad un fusto come me?”
Lee sta continuando a ridere, ma dopo aver ripreso fiato, mi guarda.
“Ian, a proposito, perché Little Mike conosce tua sorella, mentre noi non l’abbiamo mai conosciuta?”
“Ma veramente anche io la conosco...e l’ho vista più di tre volte” aggiunge Frank guardando Mike con aria di sfida.
“Ah! Tradimento!” urla Lee prendendosi tra le mani il viso.
“Non starai cercando di soffiarmi la moglie, vero Frank?!” chiede Little Mike, quanto mai indignato.
Frank e Little Mike iniziano a litigare, come di consueto, mentre Lee li osserva e se la ride. Decido di rivolgermi ai componenti più sani di mente del gruppo.
“Di che si parlava, prima che subentrasse l’argomento ‘Sorella di Ian’, che tra parentesi, è argomento top secret?”
“Oh beh, Little Mike ha iniziato a sproloquiare a proposito di un vecchio videoclip dei Dandy Warhols” dice Jamie, per poi bere un sorso di birra.
“Ha cominciato a citarne i passaggi più salienti, borbottando qualcosa riguardante ragazzi e ragazze nudi” aggiunge Stu.
Aggrotto la fronte, sconcertato “Ma che razza di videoclip guarda Little Mike, si può sapere?”
“Credo si tratti del video di Bohemian Like You” suggerisce Synyster, il cappello calato sulla testa ad ombreggiargli gli occhi e la bottiglia di birra in mano.
“Wah, Ian! Vuoi sapere del video dei Dandy Warhols?” grida poi Little Mike, intromettendosi nella discussione.
Synyster alza gli occhi al cielo e poi si alza “Io vado fuori a fumarmi una sigaretta”
“Aspetta, ti accompagno” dico seguendolo.
“Ma tu non fumi” obietta Synyster.
“Credo che potrei cominciare stasera” poi guardo alle mie spalle Little Mike che sta continuando a parlare nella maniera più logorroica a questo mondo “Sì, decisamente credo di aver bisogno di una sigaretta”
Synyster se la ride, facendomi strada sul retro del locale.
***
L’ennesima cosa che odio fare: andare a ritirare la posta.
Ho tentato di mandarci Blaine stamattina, ma ovviamente quella mi ha tirato addosso un
cuscino, perché l’avevo svegliata, e mi ha gentilmente mandato a quel paese.
E quindi ho preso l’ascensore ed ora sono qui, vestito di tutto punto ma con un sonno bestiale, appoggiato alla parete come se stessi per collassare da un momento all’altro.
L’ascensore si ferma al quarto piano e quando vedo le porte aprirsi, subito una furia si infila
dentro e si volta verso le porte. Sembra non avermi notato.
“Amanda?”
Lei sobbalza, urlando e poi si volta.
“Oh, Ian! Non ti avevo visto!”
Io inarco un sopracciglio e la guardo. Non è che sia proprio invisibile, insomma, sono alto un metro e ottantacinque e non sono precisamente uno stecchino.
“Tutto bene?” le chiedo, cautamente.
“E tu? Sembri stare per svenire sul posto!”
“Ho sonno” dico per poi sbadigliare.
“Beh, anche io ma ho altri crucci per la testa” dice per poi incrociare le braccia sul petto e sollevare l’indice a sfiorarsi il mento. Il risultato è una scena molto buffa, che mi fa sorridere.
“Qual è il problema?”
L’ascensore si apre ed usciamo nella Hall. Amanda sembra pensare se dirmi o meno cosa l’affligge, mentre ci avviciniamo alle cassette delle lettere.
“Beh, fondamentalmente il problema è un potenziale serial killer dall’accento russo”
Smetto di armeggiare con le chiavi tra le quali stavo cercando quella giusta per aprire la mia cassetta.
“Come sarebbe a dire?” chiedo allucinato.
“Oh, sai...” si avvicina dopo essersi guardata attorno con aria circospetta “...è arrivato un nuovo inquilino ed abita proprio sul mio piano, nel 4C”
“Uh...e dici che è losco?”
“Losco? Ian, losco è un eufemismo! Quello secondo me squarta le sue vittime, poi le taglia a pezzetti e le nasconde nel congelatore!” dice gesticolando.
“E dai, non può essere così...”
Ma Amanda si alza in punta di piedi e mi mette una mano sulla bocca; mi indica con un cenno del capo molto allusivo ed un “Mh!” la porta d’ingresso alle mie spalle.
Io volto il capo e noto un uomo con un completo nero gessato e una catenina d’oro al collo. Ci manca solamente l’anello al mignolo e il cotone nelle guance e poi sarebbe la perfetta controfigura di Marlon Brando in “Il Padrino”.
L’uomo si avvicina alle cassette della posta e poi nota Amanda, che tiene ancora la mano premuta sulla mia bocca e lo guarda sospettosa.
“Buongiorno, Amanda!” dice l’uomo losco.
“Buongiorno” risponde la ragazza assottigliando le palpebre.
Poi l’uomo mi porge una mano e si presenta: “Sergey Kuznetcov”
Io senza pensarci gli stringo la mano in una stretta decisa e faccio per dire il mio nome, ma noto che le parole mi escono soffocate. Abbasso lo sguardo su Amanda, che continua a fissare il signore, poi le do uno schiaffetto sul polso e lei trasale, poi mi toglie la mano dalla bocca.
“Mi scusi. Mi chiamo Ian Foley, vivo al 12A”
“Molto piacere”
Sergey prende la sua posta e poi ci augura una buona giornata, andando ad infilarsi in un ascensore.
“Allora?! Cosa ti avevo detto?!” dice poi Amanda, tutta concitata.
“Ok, sarà anche strano, ma credo che tu stia esagerando”
“Ma quale esagerare e esagerare! Dopo che ti avrà aggredito durante il sonno vediamo se avrai ancora il coraggio di dirmi che esagero!”
Sospiro e alzo gli occhi al cielo.
Amanda è strana. E forse lo è più del tipo losco con la catenina d’oro.
Ian Foley
casini, la compagnia, blaine
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